Literaria Academy 15 | Figure retoriche: Zèugma

retorica

Qualunque segno della comunicazione si compone di significante (l’elemento fisicamente percepibile, il mezzo concreto della comunicazione: nella lingua, lettere e suoni) e di significato (il contenuto della comunicazione) e si colloca in un certo ordine nel discorso (dimensione sintattica del segno), pertanto solitamente le figure retoriche si suddividono in tre gruppi (di fatto le possibili modalità di suddivisione sono moltissime):

figure dell’ordine: livello della sintassi;

figure del suono: livello del significante;

figure del contenuto: livello del significato.


Vediamo quelle più diffuse e comuni, precisando che in molti casi i confini tra una figura e l’altra sono assai labili e che in un medesimo periodo possono esserci più figure retoriche insieme.

Le figure retoriche dell’ordine (livello della sintassi)

01- Accumulazione (vedi al link)

02- Anacoluto (vedi al link)

03- Anàfora  (vedi al link

04 – Anàstrofe (vedi al link

05 – Asìndeto (vedi al link

06 – Chiasmo  (vedi al link

07 – Climax  (vedi al link

08 – Ellissi  (vedi al link)

09 – Enumerazione (link)  

10 – Epifora (link)  

11 – Ippàlage (link)

12 – Ipèrbato (link)

13 – Zèugma (gr. zéugma, “giogo”, “unione”, “legame”): dipendenza con identica funzione dallo stesso predicato di due o più sintagmi, che richiederebbero invece due predicati distinti.

Questa figura, dando vita a un blocco unitario, sintattico e semantico insieme, fra predicato e complementi diversi tra loro, produce una sorta di incongruenza di ordine e di senso, che dona maggiore pregnanza all’immagine creata.

Esempio 1.

Ma se le mie parole esser dien seme

che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo,

parlare e lagrimar vedrai insieme.

(Dante, Inferno XXXIII, 7-9)

Esempio 2.

Poi ch’ella in sé tornò, deserto e muto

quanto mirar poté d’intorno scorse.

«Ito se n’è pur,» disse «ed ha potuto

me qui lasciar de la mia vita in forse?

[…]»

(T. Tasso, Gerusalemme liberata XVI, 63, 1-4)

Esempio 3.

Io gli studi leggiadri

talor lasciando e le sudate carte,

ove il tempo mio primo

e di me si spendea la miglior parte,

d’in su i veroni del paterno ostello

porgea gli orecchi al suon della tua voce,

ed alla man veloce

che percorrea la faticosa tela.

(G. Leopardi, A Silvia, 15-22)

Esempio 4.

Leva in roseo fulgor la cattedrale

le mille guglie bianche e i santi d’oro,

osannando irraggiata: intorno, il coro

bruno de’ falchi agita i gridi e l’ale.

(G. Carducci, Sole e amore, 5-8)

Esempio 5.

Col tempo, s’era avvezzata a ciò che aveva tutto il giorno davanti agli occhi e negli orecchi: la volontà potente e sfrenata d’un così gran signore, era per lei come una specie di giustizia fatale. Ragazza già fatta, aveva sposato un servitor di casa, il quale, poco dopo, essendo andato a una spedizione rischiosa, lasciò l’ossa sur una strada, e lei vedova nel castello.

(A. Manzoni, I Promessi Sposi XX)


Nadia Gambis è nata e vive a Livorno. Ha frequentato l’Università di Pisa, laurea con lode in Lettere, indirizzo classico. Grazie al suo lavoro di tesi sul teatro plautino, Contributi ad una metaforologia plautina. (Pseudolus), le è stato riconosciuto un assegno ministeriale quadriennale presso il Dipartimento di Filologia Latina di Pisa. Ha insegnato materie letterarie, curando in particolare l’aspetto linguistico e letterario dell’italiano e del latino. Nel 1989 ha pubblicato una silloge poetica, Fiore di donna, Editrice Nuova Fortezza. Coautrice di due corsi di grammatica, lingua e cultura latina per il biennio dei Licei, Proxime, Trevisini Editore, 2010; Agenda Latina, Bompiani, 2013 e 2014. Tiene seminari di latino e lezioni di letteratura italiana presso l’UNITRE cittadina. Si dedica anche alla scrittura di testi poetici e racconti brevi, pubblicati talvolta in forma cartacea oppure on-line. Nel 2016 ha fatto parte della giuria del concorso nazionale di prosa e poesia Scarabeus.

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